Menu di servizio
Menu delle sezioni
Iscrizione Newsletter
Area banner
Contenuti
COMUNICATO STAMPA N. 1132 DEL 20/07/2007
INCIDENTI E SICUREZZA STRADALE - CHISSO
(AVN) - Venezia, 20 luglio 2007
Il conto dei morti sulle strade italiane non deve provocare solo grida manzoniane o iniziative prese sull'onda dell'emotività, ma ci deve far riflettere sull'insieme di questioni che queste tragedie comportano. Come Regione ci siamo dati da fare in epoca non sospetta per diminuire l'incidentalità e le vittime della circolazione, tra l'altro creando l'Osservatorio sulla sicurezza stradale, ottimamente diretto dal Procuratore di Treviso Antonio Fojadelli e al quale partecipano tutte le parti in causa, comprese quelle che hanno espresso le loro opinioni in questi giorni attraverso i mass media.
L'iniziativa è l'ultima di una serie di azioni sulla sicurezza, che hanno portato il Veneto a registrare, ad esempio, tra il 1999 e il 2005 una costante riduzione del numero di vittime e di feriti della strada, passati rispettivamente da 846 a 540 e da 27.682 a 24.122, con una contestuale diminuzione degli incidenti: da 19.627 a 17.425. Tutto questo mentre a livello nazionale il numero di incidenti si mantiene pressochè invariato sui 225 mila e il calo di morti e feriti è percentualmente più limitato.
I lavori dell'Osservatorio hanno confermato che occorre operare su tre fronti: migliorare le infrastrutture ed eliminare le situazioni di rischio; reprimere pesantemente e concretamente i comportamenti scorretti, ma in maniera selettiva; indurre a comportamenti di guida più virtuosi, più attenti e più rispettosi delle regole non solo per la paura di sanzioni, ma perché è meglio per tutti.
Noi stiamo operando su tutti e tre i fronti. Sul piano infrastrutturale il nostro impegno è sotto gli occhi di tutti, con opere nuove o messe in sicurezza, piste ciclabili, circonvallazioni e così via. Se infatti ci sono tratti stradali dove gli incidenti gravi si susseguono, non si può dare la colpa solo al mancato rispetto delle regole. E' il caso dell'emergenza terza corsia sulla Venezia Trieste e della Tangenziale di Mestre, per fare un esempio chiaro.
Sul fronte della repressione occorre operare meglio e con lungimiranza, per farne un vero deterrente. Nel presentare il lavoro del nostro Osservatorio Fojadelli aveva prospettato alcuni mesi fa un deciso inasprimento delle pene, compresi carcere e revoca totale della patente, nel caso di incidenti gravi o mortali, determinati da comportamenti delittuosi e da ubriachezza. Allora non erano mancate le polemiche per l'eccessiva severità, oggi si sta andando oltre. Di sicuro la patente a punti ha prodotto degli effetti positivi, anche se poi seguiti da assuefazione, e le previsioni del nuovo Codice della Strada sono di massima condivisibili, magari con qualche ritocco. Chi ha provocato danni gravi, feriti o morti perché in preda a stupefacenti o ad ubriachezza o per eccessi di velocità insensati, dovrebbe andare in galera e non avere più la patente. Ben venga anche la confisca del veicolo. E una cosa del genere va pensata per i recidivi di casi meno gravi. Ma la pena deve essere certa e rapida, e occorre evitare di colpire in maniera abbastanza indiscriminata chi magari supera di qualche chilometro il limite massimo di velocità, mentre spesso non si riescono a punire quelli che dei limiti non tengono alcun conto.
Quando ci sono norme che vengono percepite come assurde o vessatorie, c'è infatti il rischio che non se ne tenga più conto: tutti noi, ad esempio, abbiamo potuto costatare che ci sono in alcuni casi limiti di velocità assurdi, magari determinati da qualche vecchia storia o da qualche vecchio cantiere ormai rimosso, quando non dalla voglia di qualche amministrazione locale di fare cassa o dal desiderio del proprietario della strada di liberarsi da ogni responsabilità. Per questo sono dell'idea che i limiti vadano tutti rivisti, allo scopo di renderli ragionevoli e ho invitato i Comuni a provvedere.
Poi c'è la questione della prevenzione, che metto per ultima ma non è affatto l'ultimo dei problemi. Tutti i più recenti studi di psicologia del comportamento sono concordi: la maggior parte degli incidenti, circa il 90 per cento, dipende da comportamenti errati da parte dei conducenti e soprattutto nei giovani, ma non solo, c'è troppo spesso la convinzione che "non io ma gli altri sbagliano".
Ho inoltre l'impressione che tutto il sistema di formazione alla guida ruoti oggi molto più sulle metodologie per conseguire la patente, piuttosto che sull'insegnamento della prudenza e dei comportamenti corretti. Probabilmente le sole crocette giuste sui quiz, magari resi più complessi, non servono molto: servirebbe di più ripristinare per tutti i candidati un colloquio diretto, per capire non solo se conoscono le regole, ma se hanno la volontà e l'umiltà di applicarle, per valutare come si comporterebbero o tenderebbero a comportarsi in situazioni più o meno particolari. E qui diventa importante il ruolo delle "autoscuole", scuole per gli automobilisti, prima ancora che per avere una tessera. Ricordo i saggi consigli del mio istruttore, il quale all'inizio di ogni lezione insisteva sulla prudenza e sull'essere coscienti che occorre tener conto dei comportamenti degli altri. Mi piacerebbe essere sicuro che questo avviene ancora. Io stesso, come chiunque abbia un minimo di esperienza, vedo però oggi, fin troppo spesso, sorpassi a destra in autostrada un tempo impensabili, sorpassi in curva resi innocui solo dalla provvidenza; svolte e cambi di corsia senza alcun uso delle frecce, stop che paiono inesistenti per taluni guidatori; eccessi di velocità davvero "eccessivi" e mai puniti a fronte di multe rovinose per qualche km all'ora in più rispetto ai minimi previsti. Ecco, dobbiamo veramente costruire e indurre comportamenti nuovi, lasciando alla repressione il compito di punire gli eccessi veri, senza illuderci però che l'aggravio delle pene possa, da solo, prevenire".
Renato Chisso
Assessore alle politiche della mobilità
Regione del Veneto
A cura dell'Ufficio Stampa della Regione Veneto
Pié di pagina



