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COMUNICATO STAMPA N. 222 DEL 27/01/2005
(AVN) - Padova, 27 gen. - "Pur rimanendo un fenomeno difficilmente misurabile, dopo l'imponente sanatoria per l'emersione del lavoro nero del 2002, possiamo dire che oggi in Veneto la presenza di irregolari e/o clandestini, si è ridotta a percentuali che scendono sotto le due cifre. Per quanto riguarda invece il profilo delle presenze regolari, l'Osservatorio Immigrazione ci segnala un aumento proveniente dall'Est Europa (primi paesi presenti: Albania, Romania e Serbia - Montenegro) e una diminuzione dell'Africa sub sahariana (primi paesi presenti: Ghana, Senegal e Nigeria). Esiste inoltre un fenomeno di lavoro nero che segna un trend in crescita per quanto riguarda gli stranieri e che interessa anche cittadini immigrati regolarmente soggiornanti nel nostro territorio". Lo ha detto oggi a Padova, nella sede del Circolo Ufficiali Unificato del Presidio Militare, l'Assessore regionale ai flussi migratori e alla sicurezza Raffaele Zanon intervenuto alla tavola rotonda sul tema "immigrazione irregolare, microcriminalità, economica sommersa nella provincia di Padova: il ruolo del cittadino di prossimità nella società civile", organizzata da Assoveneto e dal Centro Studi Strategie Economiche e Sociali Djalogos.
L'Assessore veneto ha sottolineato l'esigenza di avere "forme di cittadinanza attiva" per affrontare i tanti rischi alla sicurezza dei cittadini che provengono dai nuovi fenomeni immigratori. "La percezione della sicurezza da parte dei cittadini si è abbassata - ha affermato - proprio perché la criminalità indotta dall'immigrazione clandestina ha fatto aumentare i furti, le rapine, le truffe a danno soprattutto delle fasce deboli della popolazione veneta, in particolare degli anziani. Non possiamo più stare a guardare". Zanon ha fatto presente, inoltre, che negli ultimi tempi il volto dell'immigrazione in Veneto è notevolmente cambiato e che oramai la parte più cospicua è rappresentata dagli immigrati dai Balcani superiori anche alla parte tradizionalmente più numerosa dell'Africa. In più, secondo Zanon. Va tenuto conto del fatto che il 48% dell'immigrazione è costituito da donne che svolgono nelle case e nelle famiglie compiti basilari di assistenza e cura. "C'è anche un rischio mafie che potrebbero arrivare dall'Est europeo e dall'Oriente. Questi fenomeni vanno contrastati". Ricordato anche il dato delle carceri venete dove il 40% della popolazione straniera detenuta proviene dall'Est Europa.
"Le forze dell'ordine hanno bisogno di maggiori strumenti operativi (anche legislativi) - ha detto Zanon - per poter opporsi validamente a questo stato di cose. In questo senso la regione veneto sta svolgendo un'azione importante culminata con la firma del protocollo d'intesa con il Ministero degli Interni per realizzare banche dati interoperative da mettere a disposizione delle forze dell'ordine". L'esponente del governo regionale ha ricordato che, da quando è applicata la legge Bossi Fini, la clandestinità è stata ridotta di 1/3 e sono aumentate le espulsioni; e che la Regione, prima in Italia, sta lavorando attivamente per formare i lavoratori stranieri nei loro paesi (progetti portati avanti in Tunisia e in Romania), secondo le richieste avanzate dalle imprese e dalle famiglie, e con lavoratori che non sono compresi nella logica delle 'quote' stabilite a livello governativo".
A cura dell'Ufficio Stampa della Regione Veneto
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